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Le regole della formazione teatrale in azienda

di Marco Pejrolo

da Microonde, nr. 1 Novembre 2005

Teatro e azienda. Ciascuno di questi due complessi universi nasconde al suo interno uno spazio di grande ricchezza nel quale non solo l’uno può riconoscersi simile all’altro ma in cui, senza tradire il proprio specifico, teatro e azienda possono incontrarsi in un terreno comune: lo spazio della formazione.Se l’idea che all’interno del mondo aziendale si investano risorse anche ingenti per la formazione ci appare ormai una realtà fondamentale del successo di un’impresa, risulta meno immediato l’accostamento del termine formazione a quello di teatro. Spesso si dimentica, infatti, che l’attore prima e durante la sua attività esibita in palcoscenico, segue un intenso e articolato percorso di formazione nel quale esercita e perfeziona l’uso di quelle tecniche, skills, abilità che gli consentiranno di fornire una adeguata performance.

Le regole di questo lavoro complesso che l’attore fa su se stesso, di questo allenamento e apprendimento continuo sono quelle dettate dallo spazio nel quale si realizza: lo spazio scenico. Antropologicamente e socialmente riconosciuto come lo spazio del possibile, del congiuntivo (contrapposto a quello della realtà, dell’indicativo), il palcoscenico è uno spazio protetto nel quale la collettività concede che accadano cose che altrove sarebbero mal sopportate e diventerebbero facilmente causa di disagio o di disordine. E’ il luogo del kaos contrapposto a quello del kosmos.

Qual è dunque la forza di quello spazio scenico che è in grado di far cambiare in maniera così evidente il comportamento delle persone a seconda che la performance accada dentro o fuori da quello stesso spazio e quale legame c’è tra le regole del palcoscenico e la formazione teatrale? In che modo, seguendo quali regole, la formazione dell’attore può essere strumento di apprendimento per il mondo aziendale?

Teatro e formazione: le regole
L’argomento è assai complesso e richiederebbe un approfondimento che in questa sede non ci è concesso, ma in estrema sintesi potremmo affermare che le regole fondamentali dello spazio scenico (e quindi anche della formazione teatrale) sono:

  1. In palcoscenico “si può”
  2. In palcoscenico non ci si comporta come ci si comporta fuori (e viceversa)
  3. In palcoscenico tutto significa qualcosa.

Il rispetto di queste regole è il primo passo verso un corretto comportamento in palcoscenico, garanzia di un adeguato agire che ha come conseguenza anche una sensazione di grande pienezza e benessere. Vediamole in sintesi una per una.

Regola 1: in palcoscenico si può. Lo spazio scenico, come già accennato, è lo spazio del possibile, del “e se fosse che…”, tanto che chi si muove in quello spazio normalmente ha ricevuto dalla collettività (esplicitamente o meno) il mandato di esplorare, sviluppare, ricercare, sperimentare realtà diverse, dall’osservazione delle quali il pubblico potrà trarre utili riflessioni e indicazioni per il proprio vivere di tutti i giorni. Praticare lo spazio del possibile per l’attore (o per chi muove i primi passi in quello spazio) significa innanzitutto concedere a se stessi di fare cose che fuori da quello spazio non ci si concederebbe mai. Si tratta di sfruttare l’opportunità offerta dal palcoscenico di spostare il limite del possibile un po’ più in là, lasciandosi guidare in un percorso di esplorazione delle proprie risorse liberi da giudizi e pregiudizi, censure e autocensure. La consapevolezza che questo ci è richiesto dal luogo stesso in cui l’apprendimento si realizza, riduce di molto lo stress da performance, aumentando l’efficacia dell’attività stessa.

Regola 2: in palcoscenico non ci si comporta come ci si comporta fuori (e viceversa). Questa regola indica che in palcoscenico non è sufficiente comportarsi come “normalmente” facciamo tutti i giorni: lo spazio nel quale agiamo richiede una intensità e un livello di consapevolezza molto più alti del solito. L’attore è chiamato a compiere un grande lavoro di recupero di consapevolezze riguardo al proprio corpo, alle sue possibilità espressive e comunicative, al proprio mondo interiore, alla ricchezza e complessità delle proprie emozioni, a tutte quelle attitudini e abilità che impiega in ciascuno degli esercizi che svolge, con una particolare attenzione ai processi che ha messo in atto dentro di sé per superare gli ostacoli e le difficoltà.
Gran parte dell’apprendimento dell’attore è dedicato allo sviluppo della sua capacità di essere in ascolto: di sé, degli altri, dello spazio (interno ed esterno), dell’energia, delle emozioni (di sé e degli altri). Si diviene così attori di comunicazione consapevoli, riducendo al massimo la parte incontrollata e indesiderata dell’atto comunicativo.

Regola 3: in palcoscenico tutto significa qualcosa. E l’attore non potrebbe permettersi di lasciare al suo agire margini troppo elevati di indeterminatezza, non scegliendo con estrema attenzione ogni singolo dettaglio, ogni gesto, ogni intenzione. Da questa considerazione risulta chiaro quanto sia forte la responsabilità dell’attore nello scegliere l’insieme dei diversi significanti articolati in diversi codici a cui affiderà il compito di trasmettere il senso del suo messaggio. Tra tutte le forme possibili egli sceglierà con responsabilità e consapevolezza quella in grado di veicolare nel migliore dei modi il significato del suo discorso.

Le stesse opportunità di intraprendere un percorso di formazione sfruttando la protezione dello spazio scenico, possono essere offerte a persone che decidono di spostarsi per un certo tempo nel congiuntivo, lasciando dietro di sé le inerzie, le reticenze, le inconsapevoli resistenze ad un processo di apprendimento che normalmente condiscono i processi formativi nell’indicativo.

Così lo spazio scenico diviene un luogo di possibile scoperta di sé e delle proprie potenzialità seguendo un percorso simile a quello che l’attore fa su di sé, lavorando ad un livello più profondo sugli aspetti che compongono la persona nel suo insieme, sviluppando consapevolezza di sé e della propria unicità, imparando a rispettare l’unicità e la ricchezza degli altri.

Il teatro offre così all’azienda le potenzialità del suo spazio protetto (il palcoscenico) e permette di articolare momenti formativi sfruttandone le intrinseche ricchezze, la possibilità di portarsi in un altrove dove osservare più da vicino il sé.

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