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Perché scelgo il teatro

Intervista a Paolo Molesini, Amministratore Delegato di Intesa Private Banking, Gruppo Banca Intesa.

da Microonde, nr. 2 Febbraio 2006

Nel 2005, all’interno del Gruppo Banca Intesa, nasce un nuovo soggetto dedicato al private banking. Esso si crea dalla confluenza di gruppi specializzati provenienti da Intesa e da Crédit Agricole. Il consolidamento e l’integrazione della nuova banca è una grande sfida per tutti. Incontriamo Molesini.

Microonde: Lei ha coinvolto oltre seicento persone della sua azienda in un programma basato sul laboratorio teatrale. Cosa l’ha indotta a questa scelta?

Molesini: Avevo bisogno di rompere col passato. Un passato, per carità, che andava bene, però senza anima. Noi proveniamo da quattro banche. Troppe radici, troppe cose, bisognava fare un pochino di piazza pulita e ripartire da zero, creare proprio un’anima nuova a questa banca. Io ho fatto l’esempio dell’America: In America sono andati gli Ugonotti, i padri pellegrini, sono andati i francesi dalla Rochelle, sono andati gli italiani, gli irlandesi. Tutti lasciavano una loro cultura. Da tutte queste culture ne hanno creata una nuova proprio sulla base di una grande sfida, la conquista di un continente, e la grande sfida ha permesso la nascita degli Stati Uniti. Io credo che questo sia un po’ quello che dobbiamo fare noi.

C’è un mercato del private banking che non ha standard, e che in fondo è un po’ tutto da conquistare. Quindi noi dobbiamo ripescare un po’ del nostro passato ma rielaborare in modo nuovo questa creatura nuova. Per cui io credo che l’esperienza del Laboratorio Teatrale, come esperienza forte che hanno fatto tutti, sia un modo, una pietra, su cui costruire, se mi perdona l’immodestia, questa nuova chiesa.

Essa però è contemporaneamente un modo per far capire a tutti noi il valore fondamentale della flessibilità organizzativa e della semplicità di comunicazione. In altre parole il grande messaggio che abbiamo voluto dare è: signori, se siamo stati capaci di comunicare in modo diverso in un posto solo perché era cinquanta centimetri più alto del pavimento, perché non possiamo comunicare allo stesso modo nei nostri uffici? Un’organizzazione come questa, che è in grado di parlarsi in questo modo, è un’organizzazione straordinaria. E quando sento dire “Ah, purtroppo in ufficio non è possibile”, ripeto che l’ufficio siamo noi, la banca siamo noi e dunque dipende da ciascuno di noi.

Perché vede, nella banca private la vera chiave è che le persone si parlino e per questo io credo fondamentale che tutti mi parlino. Se le persone mi parlano, e chiunque può parlarmi, io do loro un potere straordinario, diverso da quello che normalmente i collaboratori hanno in una banca retail dove ci sono scalini gerarchici più rigidi. Da noi la mancanza di gerarchia dà alle persone un’arma potente, che deriva loro dal fatto di poter parlare con i vertici. Che vuol dire che questo posiziona la nostra banca e le nostre persone in modo molto importante nel mercato e nel gruppo.

Microonde: Quali sono gli impatti che il percorso teatrale ha portato nell’organizzazione?

Molesini: Difficile isolare l’impatto del teatro dal mix delle cose che abbiamo fatto in azienda su vari livelli. Sicuramente io ricevo un sacco di mail di persone. Ho incontrato un collaboratore che mi ha fermato al supermercato per ringraziarmi dell’esperienza teatrale; questo per dirle come ha avuto un impatto emotivo molto importante sulle persone.

E le persone ringraziano perché le abbiamo spiazzate. Nessuno pensava che in una banca, e tra l’altro in una banca classica di queste dimensioni, si potesse fare una cosa del genere. Questo li ha spiazzati. E va bene. Se li stupisci, è il primo modo per cambiare le cose. Come dicevo all’inizio, una rottura col passato, e l’hanno notata tutti, ogni singola persona. Oltre ad avere il vantaggio che ci sono delle nuove vene di comunicazione all’interno dell’azienda, straordinarie: si continuano a mandare mail tra loro che vanno contemporaneamente al capo delle gestioni piuttosto che al commesso o al singolo gestore.

E’ andato anche bene il percorso teatrale in un momento in cui le persone si sono levate via da questa quotidianità così faticosa. E’ stata molto importante la cura dell’evento, un ambiente bello, un teatro bello, un albergo bello, hanno mangiato bene, c’era un contesto per cui questo rimane un ricordo, una pietra miliare che resta nella memoria di tutti.

Microonde: Il laboratorio teatrale lo ha fatto anche lei, con la sua squadra. Che traccia le ha lasciato personalmente?

Molesini: Io ho vissuto tutto questo in modo straordinario. Per me umanamente l’unico pericolo è stato che a un certo punto avevo deciso di mollare tutto: “Basta, mollo tutto, ho sbagliato tutto, voglio fare l’attore!” Poi per fortuna ho detto “no, forse è meglio che non faccia l’attore, non avrei un grande futuro”. Però è straordinario. Dovremmo sempre di più dare spazio alla fantasia nel nostro lavoro. Il teatro è uno strumento. I capi servono anche per impedire che l’urgente passi sempre davanti all’importante.

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