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Tessera 18: Intelligenza Emotiva e potere

In Full Metal Jacket, il film, si può osservare la relazione tra intelligenza emotiva e potere. Il graduato istruttore delle reclute in partenza per il Vietnam non ha nessuna empatia verso i suoi soldati. Li maltratta ed è totalmente sordo alle loro sofferenze. Non vede, né comprende che una delle reclute accumula stress e risentimento. E insiste. Alla fine quella recluta lo uccide con un colpo di pistola.

Questa storia ci dà l’esempio di un tema di studio di notevole interesse nella psicologia sociale: i meccanismi che bloccano l’intelligenza emotiva, che sabotano cioè la nostra fondamentale capacità di comprensione e sollecitudine verso le emozioni altrui.

Dan Goleman, nel suo libro Focus, ci dà conto di numerose ricerche che mettono in luce un dato molto rilevante per la riflessione manageriale: il potere gerarchico tende ad oscurare l’attenzione empatica dei capi verso i sottoposti. Proprio come nel film citato. Equivale a dire che il capo rischia di avere verso il collaboratore una intelligenza emotiva fortemente ridotta.

La cosa origina, come quasi tutto in psicologia sociale, dal funzionamento del cervello. Gli strati sub-corticali, preposti a governare l’attenzione istintiva non registrano nel sottoposto una minaccia immediata. Non si attiva l’attenzione perché il collaboratore non rappresenta un pericolo potenziale (diversamente dal collega o dal capo). Ne consegue quel comportamento assente e distratto da parte del capo, che spesso nella vita di tutti i giorni è il cruccio dei collaboratori e la causa di tanti malfunzionamenti organizzativi. In certi casi quest’assenza di empatia può sconfinare nel maltrattamento.

Qual è il rimedio per il capo che vuole agire con intelligenza emotiva? La consapevolezza. Per la quale occorre coltivare e allenare l’attenzione; volontaria e focalizzata.
L’intelligenza emotiva insieme all’intelligenza sociale sono due competenze definite “competenze di successo” per ruoli manageriali. Come tutte le competenze, anche queste si possono sviluppare con un lavoro su di sé. Avvicinarsi a questi temi attraverso percorsi formativi può essere un ottimo inizio per iniziare ad esplorare questi tipi di intelligenza. Attraverso la sperimentazione pratica e l’ascolto di sé e degli altri si può poi iniziare ad allenare questi muscoli di intelligenza.
Con le pratiche di training alla mindfulness, sviluppando la presenza mentale e riducendo lo stress, si possono ribilanciare gli squilibri prodotti dalla distrazione o attenzione automatica. E si riattivano l’empatia e l’intelligenza emotiva. Che, sempre come nel film, ci possono evitare guai grossi.

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“Il regalo più prezioso che possiamo fare a qualcuno è la nostra attenzione.”
(Thich Nhat Hanh)

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