Fiducia
di Marco Ghetti
da ExecutiveMBA News, nr. 6 marzo 2007
Arriverà forse il giorno in cui si metterà la fiducia a bilancio. “In questa azienda c’è uno stock di fiducia tra le persone valorizzabile in….. tot mila euro”.
Già, perché da tempo si è capito che la fiducia è un asset, sia pure intangibile, ma pur sempre un bene capitale. Fukuyama lo chiama Social capital, ossia la propensione che c’è tra le persone di una comunità a consorziarsi per progetti economici, per risolvere i problemi, per creare valore comune. La propensione a fidarsi.
Ogni manager stima quotidianamente il capitale di fiducia che c’è nel suo team, lo sente, lo capisce dalle mail in copia conoscenza e da come la gente si parla nelle riunioni. Non solo, ogni manager consapevole conosce il costo della sfiducia e l’impatto secco sulla sua bottom line. Che è come un grande freno a mano tirato sui processi, sul flusso delle informazioni, con ritardi, colli di bottiglia, escalation gerarchiche per ogni quisquilia e via sfiduciando.
Il punto è, però, che la fiducia è un capitale che richiede al management un tipo di investimento particolare. Non si compra, non si impone; la fiducia si coltiva. Il capo in questo assomiglia più ad un paziente agricoltore che al celebrato one-minute-manager. La fiducia in un team ha i suoi fertilizzanti: l’apertura all’ascolto, il feedback, la gestione costruttiva dei conflitti, il tempo speso per conoscersi e stare insieme, il rispetto delle regole e la valorizzazione di ognuno.
Con l’esperienza il manager acquista crescente consapevolezza del compito di approvvigionare il team di questi fertilizzanti.
Parole chiave: Engagement, Feedback, People management
