Food for Brain

FINDING #3: Per gestire le emozioni in azienda i leader usano la ragione. Alcuni anche il cuore.

Negli articoli precedenti (che potete trovare qui: LINK) abbiamo raccontato come le emozioni facciano parte della vita organizzativa, e che i leader di impresa, nei momenti di crisi, sono consapevoli di dover fare qualcosa per gestire le aziende e le persone anche dal punto di vista “umano” (o meglio “emotivo”). Questa consapevolezza si è consolidata durante la pandemia globale, che è stata vissuta da molti con un senso di incertezza e paura.

In questo articolo approfondiamo un aspetto importante della buona gestione d’impresa: una leadership che sappia anche essere “emotiva”. Se è vero che le organizzazioni sono un terreno prevalentemente razionale, è anche vero che in questi momenti di difficoltà l’aspetto emotivo è risultato essere davvero cruciale. Ecco allora che analizzando le interviste abbiamo raccolto di tre aspetti importanti:

1- Le emozioni vengono viste come fattori da gestire razionalmente

2- Per trasmettere messaggi di fiducia, vicinanza e rassicurazione, i leader d’azienda hanno agito a livello istituzionale

3- Le azioni di sollecitudine o vicinanza o empatia vengono invece agite su scala ridotta

1. LA RAZIONALIZZAZIONE DELLE EMOZIONI
La razionalizzazione delle emozioni è una sorta di meccanismo di difesa: pone alla luce la necessità di controllare ciò che non si conosce poiché l’ignoto spaventa. La razionalità aiuta da un lato a ridurre la paura dello sconosciuto e a gestirlo. Tuttavia a quale prezzo? Il prezzo in primis è che si rischia di gestire troppo in fretta le emozioni in modo razionale, perdendo l’utilità delle emozioni stesse.

Infatti se questi strumenti non vengono utilizzati con intelligenza emotiva, cioè prima di tutto sintonizzandosi sul sentire delle persone, ma solo dal punto di vista razionale, rischiano di non portare al risultato desiderato, ovvero quello di accelerare la generazione di energia positiva. Questo può avvenire in particolare se i messaggi di positività non sono accompagnati da un’attenzione sincera ed empatica verso la difficoltà e il sentire delle altre persone.

Dietro il comportamento quasi “compulsivo” di sbarazzarsi rapidamente delle emozioni “negative” c’e’ l’intuizione, corretta, che i risultati arrivino solo o prevalentemente da persone abitate da emozioni positive. Questo è d’altra parte dimostrato dalla teoria del flusso (Flow) di Mihaly Csikszentmihaly.
Comprendere e legittimare anche le emozioni difficili è però un tassello portante per accelerare l’accesso alle emozioni positive e generative.

Spesso l’abitudine al fare, e al non osservarsi mentre si sta facendo, innesca quello che chiamiamo “il pilota automatico”, ovvero quella nostra modalità di funzionamento efficiente; che è utilissima in certe situazioni, ma rischiosamente limitante in altre. Inoltre è una delle componenti più impattanti sullo stress.

Anche le emozioni di paura e incertezza hanno bisogno di essere legittimate e ascoltate, prima di poter passare alla creazione di energie positive.

2. LA GESTIONE EMOTIVA DELL’AZIENDA
Una delle strategie che sono state adottate da tutte le imprese riguarda una comunicazione istituzionale a tutta l’organizzazione, con lo scopo di trasmettere sicurezza, tranquillizzare e di cercare di dare messaggi di una vision organizzativa solida che non si ferma nonostante la crisi.


“…bisogna essere molto più comunicativi e trasmettere sempre più, nei limiti del possibile, sicurezza, speranza e far capire alle persone che sai dove vuoi andare e come e sai cosa stai facendo per andare in quella direzione”

“secondo me, intanto, trasferire sempre dei messaggi positivi: realismo, certezza e condivisione. Io condivido moltissimo con il mio team.”

Se da un lato la comunicazione istituzionale aiuta le persone a vivere con meno incertezza l’esperienza di crisi da Covid, fornendo una prospettiva di continuità e di positività, dall’altro lato il rischio di queste azioni può essere quello di non arrivare al cuore delle persone, poiché agite con intelligenza razionale più che emotiva.

3. LA VICINANZA EMOTIVA
Per quanto si diceva prima in relazione alla necessità di ascoltare anche le emozioni negative, in alcune organizzazioni che abbiamo intervistato abbiamo riscontrato come alla comunicazione istituzionale sia stata integrata una comunicazione più empatica, rivolta a team più ristretti o a contatti diretti. Questa strategia pone le sue basi nella capacità di riconoscere lo stato emotivo dell’altra persona, dei propri collaboratori e di cosa possano avere bisogno anche dal punto di vista umano.

Molti degli intervistati hanno riportato con fierezza l’utilizzo di varie strategie di gestione e “connessione” con le proprie persone, specialmente in questo periodo prolungato di smart working che accentua la distanza, sia fisica che emotiva.

“..quindi le persone vanno tranquillizzate: cerco di fare molte  web conference con i miei collaboratori, con i miei diretti riporti ne faccio almeno una ogni due giorni, non solo per allinearci su temi di business ma anche per condividere cose semplici come i compleanni, cose che non riguardano solo il lavoro, parlare anche della situazione general: è un modo per condividere i problemi dei singoli team di lavoro, ma ovviamente anche per celebrare i successi in modo più sincero”..

Intervistatore: “Cosa si fa in questi casi?”
“Quello che si fa è come  quando c’è un amico che sta male o una persona in famiglia che ha una preoccupazione: cerchi di tirare su lui ma non reprimendo la tua preoccupazione o il tuo stato d’animo. Lo devi solo mettere un po’ da parte per dar spazio all’altro, cercando comunque di capire chi dei due è più forteperché  non è detto che sia sempre io”

Nell’era della conoscenza e nell’economia digitale, in cui è acclarato che il successo dipenda sostanzialmente dal capitale umano dell’impresa, il Manager non deve più essere considerato come Task Manager, ovvero gestore di una serie di attività o processi razionali, ma prima di tutto deve imparare a essere People Manager e integrare pienamente la capacità di gestire le persone e il loro – oltre al proprio – stato emotivo.

L’intelligenza emotiva è quella competenza che consente di tenere conto delle emozioni degli altri, anche di quelle che posso generare io Leader con le mie azioni. Consente dunque anche di inviare messaggi “sgradevoli” (un feedback, un rimprovero) o scomodi (es. l’annuncio di un cambiamento) in modo rispettoso e non deflagrante o di gestire quelle situazioni critiche che possono compromettere il buon clima d’azienda e quindi la sua produttività.

Condividi:

Contattaci per avere maggiori informazioni


    Articoli collegati

    I tuoi punti di forza

    Raffaella Villa, Partner di Mosaic, ha scritto un breve ma denso saggio dal titolo “I tuoi punti di forza”, che lei stessa definisce come la “combinazione di competenze, talenti e motivazioni, utilizzata in modo naturale all’interno di un dato contesto (tipicamente il ruolo professionale) per produrre sistematicamente i risultati desiderati”.